L' ACCORDATURA 

DEL PIANOFORTE: il compromesso  


di Antonio Mancuso e Agostino Montalbano  

 

 

 

INTRODUZIONE

Spesso si afferma che in alcune attività artigianali, l'esperienza e l'intuito abbiano por­tato ad applicare dei principi o delle leggi, ancora prima che queste fossero ben com­prese, o comunque spiegate da una teoria scientifica. Se questo è vero, I accordatura del pianoforte appartiene certamente a questa categoria.

Un tempo infatti le conoscenze riguardanti l’acustica musicale e la psicoacustica era­no abbastanza limitate, e comunque gli strumenti musicali venivano ugualmente accordati: questo era possibile in quanto le conoscenze scientifiche dei tempo erano integrate da cognizioni di tipo empirico ricavate dalla pratica e dall’ esperienza. Ora invece, come abbiamo illustrato negli articoli precedenti, l'acustica musicale e la psicoacustica sono in grado di fornire previ­sioni piuttosto raffinate riguardo alla produ­zione dei suono nel pianoforte ad alla risposta dei sistema uditivo,

Grazie ai contributi di queste due discipli­ne, si può formulare una teoria dell’accordatura sufficientemente completa e che si articola nei seguenti punti:

  • calcolo matematico della scala temperata e delle sue proprietà
  • valutazione dei fenomeni fisici e percettivi che sono coinvolti nel procedi­mento di accordatura del pianoforte e pre­visione dell'influenza di tali fenomeni sul risultato finale.

Questa teoria è inoltre in grado di fornire con buona precisione i va­lori numerici delle frequenze risultanti dal processo completo di accordatura, pesando opportunamente i contributi derivati dai vari fenomeni.

Per ottenere questi valori tuttavia è neces­sario raccogliere una grande quantità di dati quali, ad esempio diametro, lunghezza, tensione e condizioni di funzionamento di tutte le corde dei pianoforte, caratteristiche del sistema uditivo dell’ accordatore (e del pianista!) ed eseguire complessi calcoli ogni qualvolta ci si appresta ad accordare una strumento.

Poiché è raramente possibile disporre di tali dati ed inoltre, questi ultimi non portano a dei grandi vantaggi pratici in sede operativa è preferibile usare la teoria dell’ accor­datura per avere indicazioni generali sull'andamento dei vari fenomeni e sul loro compenetrarsi per comprendere le eccezioni che via via si presentano per capire perché si usano certe metodologie di lavoro e perché alcune funzionano meglio di altre, ed infine per accelerare e migliorare l’apprendimento della tecnica di accordatura.

A titolo di esempio, la teoria prevede che gli acuti del pianoforte abbiano un valore in frequenza mediamente crescente rispetto a quello riportato nella tabella della scala temperata Tabella 2,1.

Conoscendo la curva dei Mel dell’accordatore ed il tasso di inarmonicità di ogni corda si può calcolare teoricamente il valore di tali scostamenti. In realtà, operativamente, interessa sapere che tale scostamento esiste, da cosa esso dipende ed il suo ordine di grandezza (pochi o molti cent) piuttosto che il suo preciso valore numerico, in quanto quest’ultimo è valido solo nel caso particolare di quell’accordatore e di quel pianoforte.

In pratica dunque, l’accordatura del pianoforte è un compromesso che, se da un lato si avvicina a quanto definito sulla carta, ( Tab. 2,1) dall’altra rispecchia le caratteristiche percettive di chi lo ha accordato, nei limiti delle possibilità offerte dalle caratteristiche acustiche dello strumento, ma soprattutto conserva le proprietà intrinseche della scala temperata.

 

IL METODO

Per ottenere i suddetti risultati, ogni accordatore segue una determinata procedura che può derivare sia da una particolare scuola, sia da esperienze personali e che, in ogni caso, può essere suscettibile di cambiamenti a seconda delle varie necessità. Tale metodo ovviamente non è importante per se stesso ma in quanto riesce ad essere più efficiente nel raggiungere gli scopi. 

Vi sono molti metodi efficaci, ma non ci interessa discutere della validità di uno o dell’altro poiché le considerazioni che seguono valgono in tutti i casi. Ci occuperemo invece di analizzare i risultati finali del procedimento di accordatura, confrontarli con la formulazione teorica espressa in tabella 2,1 valutando le deviazioni rispetto a tali valori, alla luce delle conoscenze esposte nei precedenti articoli. 

Per illustrare le procedure di base in maniera semplice, consideriamo il caso di accordare uno strumento meno problematico del pianoforte, ad esempio un organo elettronico. Questo ci consente di trattare dei suoni armonici con caratteristiche stabili nel tempo e la cui durata può essere tenuta a piacere. Tale esempio ci fornirà inoltre spunto per alcune fondamentali considerazioni sulla scala temperata.

Il procedimento consiste nell’accordare inizialmente una nota, ad esempio il LA 220 Hz.usando un suono di riferimento prodotto da un diapason tarato a 220 Hz.. Poiché le frequenze della fondamentale hanno lo stesso valore (220Hz.) quando suonate insieme non determinano battimenti, si deve variare la frequenza del LA fino a raggiungere questo stato (assenza di battimenti). 

Accordato il LA si procede accordando una successione di intervalli scegliendo una sequenza che permetta di accordare tutte le note all’interno di una ottava (a volte anche due). Ad esempio si può accordare il RE una quarta sopra il LA, poi il SOL una quinta sotto il RE, poi il DO e il FA e così di seguito fino ad accordare l’intera ottava compresa tra il FA 174.61 Hz. e il FA 349.22 Hz. 

accordatura 3.jpg (39986 byte) La figura riporta nella sua parte inferiore un procedimento che si basa su di una sequenza di intervalli di quarta e quinta. Le dodici note così ottenute permettono di accordare tutte le altre proseguendo ad intervalli di ottava. Ad esempio dal RE 293.67Hz. si accordano i RE 587.33Hz. 1174.7 Hz. 2349.3 Hz. e tutti i RE a frequenze inferiori : 146. 83 Hz. 73.41 Hz. 36.71 Hz.. Gli intervalli scelti e la sequenza di intervalli dipendono dal metodo usato. Gli intervalli che si prestano maggiormente sono quelli di IV gg. V gg. III magg. e VI magg..

Mentre si procede nella sequenza si possono eseguire delle verifiche su intervalli diversi da quelli usati nel procedimento.Ad esempio se si procede per quarte e quinte si controllano anche le terze e seste. 

Ricordiamo che per accordare una nota posta ad un certo intervallo da un’altra già tarata è necessario calcolare (direttamente dalla tab. 2,1) quali armoniche dei due suoni hanno circa la stessa frequenza ed il numero di battimenti al secondo che queste determinano. 

Dopodiché si fa variare il valore della frequenza della nota fintanto che le armoniche dei due suoni in questione non producono il numero di battimenti al secondo precedentemente calcolato. Ad esempio, volendo accordare il RE 293.66 Hz. partendo dal LA 220 Hz. già accordato si calcola che fra il quarto armonico del LA (che ha 880 Hz.) e il terzo armonico del RE (che ha 880.9944 Hz.) si debbano determinare 0.9944 battimenti al secondo. Si varia allora la frequenza del RE fino a che il suo terzo armonico non cresce di o.9944 Hz. rispetto al quarto armonico del LA, il che si verifica appunto quando si misurano 0.9944 battimenti al secondo. A questo punto, il valore della fondamentale del RE viene ad avere il valore desiderato.

accordatura1.jpg (35054 byte) accordatura di un intervallo di IV gg. della scala temperata, con lo spettro dei due suoni di tipo armonico
accordatura2.jpg (31134 byte) accordatura di un intervallo di IV gg. della scala temperata, con lo spettro dei due suoni di tipo inarmonico

Per contare il numero di battimenti al secondo si può utilizzare un cronometro e contare i battimenti che si hanno in un certo numero di secondi (ad esempio 5) quindi dividere il valore per il numero di secondi durante i quali si è effettuata la misura. Un altro metodo consiste nel riferirsi ad armoniche di ordine più elevato: nel caso precedente ad esempio, ci si può riferire alle armoniche 8 e 6 rispettivitimente del LA e del RE e contare 1.99 battimenti al secondo. Per comoditá abbiamo riportato in tabella 1 il contenuto di battimenti degli intervalli di 4a gg. 5a gg. 3a gg. e 6a magg. Pamendo da ogni nota dell'ottava compresa fra il FA 174.61 Hz. ed il FA 349.22 Hz. La stessa tabella ci fornisce lo spunto per alcune considerazioni generali sulla scala temperata.

Caratteristiche della scala temperata

Scelto un intervallo, il rapporto fra le due frequenze ha sempre il medesimo valore mentre il numero di battimenti (che si ottiene da una differenza di valori) dipende dalla posizione dell'intervallo, cioé dalla sua altezza nell'ambito dell’ estensione della scala.

Ad esempio per l'intervallo di quinta LA (55.0 Hz.) - Mi (82.4 HZ.) il valore del rapporto è 82.4/55 – 1.498 e il numero di baffimenti che si manifesta fra le armoniche 3 del LA e 2 del Mi é 0.18. Per I’intervallo di quinta FA (698,45 Hz.) - DO (1046.5 Hz.) il rapporto é ancora 1046.5/698.45 = 1.498 mentre il numero di battimenti ha il valore 2.36.

Come si può inoltre osservare dalla tabella 1, per un dato intervallo il numero dei battimenti aumenta, andando dal grave verso l'acuto. In particolare, per due intervalli uguali a distanza di un semitono, aumenta secondo la radice dodicesima di 2. Ad esempio: N° di battimenti FAD3 – LAD4 = N° di battimenti FA3 – LA4 X 12Ö 2 ovvero 7.341 = 6.929 X 12Ö 2.

Ne consegue inoltre che il numero di battimenti di un intervallo ha un valore doppio rispetto a quello dello stesso intervallo dell’ ottava inferiore. La tabella 2 riassume I’ andamento dei battimenti relativi agli intervalli di 3a 4a 5a 6a riferiti al FA lungo tutta l'estensione della scala. Osservando tale tabella si può notare come alle frequenze gravi il numero di battimenti prodotti dagli intervalli di quinto e quarta sia molto piccolo, mentre per le terze e seste alle alte frequenze tale valore sia maggiore di 16 al secondo.

Oltre tale limite i battimenti tendono ad essere percepiti come un terzo suono se le condizioni sperimentali sono favorevoli.

Si giustifica quindi la scelta delle ottave FA3 FA4 o FA4 FA5 per iniziare il procedimento di accordatura in quanto, in queste ottave tutti gli Intervalli considerati danno luogo ad un numero di battimenti facilmente misurabile, almeno come ordine di grandezza. Si può infine notare come l'intervallo di quarta sia leggermente più battente di quello di quinta riferito alla stessa nota e lo stesso dicasi per quello di sesta rispetto a quello di terza.

Tutti questi fenomeni, che possiamo raggruppare come “caratteristiche della scala temperata", sintetizzano le proprietá fondamentali di questa scala e sono quelle che hanno maggiore importanza dal punto di vista percettivo.

Da questo punto di vista si può affermare che gli intervalli di 4a gg 5a gg 3a magg e 6a magg. sono da considerare  “leggermente dissonanti” proprio in quanto hanno un contenuto di battimenti. In effetti, in altri tipi di scala tali intervalli sono ottenuti in modo da non dare luogo a battimenti e, in questo caso, prendono il nome di “naturali”. Ad esempio nella scala Zarliniana gli intervalli di 4a gg e 5a gg. hanno rispettivamentre i valori 4/3 = 1.33 e 3/2 = 1.5, in altre parole, gli armonici 4 e 3 di due suoni ad un intervallo di quarta naturale hanno la medesima frequenza e non frequenza leggermente differente come avviene per la scala temperata. In tabella 1, il segno negativo indica che I’ intervallo è calante rispetto al corrispondente intervallo naturale. Il segno positivo indica invece il contrario.

Passiamo ora a considerare il problema nel suo aspetto più generale considerando le caratteristiche acustiche del pianoforte e la risposta del sitema uditivo.

I procedimenti di accordatura e verifica e i fenomeni acustici e psico acustici ad essi correlati hanno caratteristiche che variano lungo I’ estensione dello strumento. Per comodità possiamo dividere I’ estensione del pianoforte in 3 comparti: quello dei gravi, quello centrale e quello degli acuti e trattare separatamente ognuno di questi.

IL “CENTRO”

Con questo termine, si indica di solito l'ottava che va da FA 174.61 Hz. a FA 399.22Hz.e in taluni casi, anche I’ ottava seguente.

Questo comparto viene accordato per primo e rappresenta il perno di tutto il procedimento di accordatura.

La sequenza di operazioni segue pressapoco I’ andamento di quelle descritte precedentemente nel caso piú semplice dell’ organo elettronico.

Rispetto a quest'ultima tuttavia il tasso di inarmonicitá delle corde introduce alcune variazioni.

Effettivamente in questa fase si definisce il vero e proprio temperamento della scala, si fissano cioé le note a frequenze tali da soddisfare le proprietá della scala temperata.

Tali operazioni si seguono in questo comparto e non nei bassi o negli acuti in quanto risulta più agevole l'uso dei battimenti come unitá di misura per gli intervalli, ed inoltre il comportamento meccanico dei pianoforte, con particolare riguardo al tasso di inarmonicità, e la risposta del sistema uditivo manifestano l'andamento migliore ed il maggiore accoppiamento.

Nell’ accordatura del centro le sole funzioni percettive coinvolte riguardano il riconoscimento degli ipertoni ed il conteggio dei battimenti, dunque, le funzioni percettive utilizzate non hanno deviazioni soggettive e non influenzano il procedimento.

Il tasso di inarmonicitá delle corde ha invece un ruolo più importante. In questa zona le corde sono generalmente non ricoperte e sono le più lunghe fra quelle non filate. Poiché l'inarmonicità dipende dall'inverso della quarta potenza della lunghezza delle corde, questa assume i vaiori più bassi di tutto lo strumento 

accordatura4.jpg (48463 byte) inarmonicità in relazione alla posizione della corda rispetto all'estensione del pianoforte (da: Schuck e Young - Observations on the vibration of piano strings. - J.A.S.A. July 1943 15,1

In realtà, questa non è una legge valida per tutti i pianoforti, infatti in molti strumenti, a causa delle ridotte dimensioni, le corde sono relativamente corte rispetto a quelle dagli acuti, e di grosso diametro, il che determina un alto valore di inarmonicitá. A titolo di esempio abbiamo misurato direttamente su un pianoforte a coda le caratteristiche delle prime due corde (LA e RE) che si accordano secondo il procedimento illustrato nella parte bassa della Fig. 2.

Abbiamo calcolato il tasso di inarmonicitá, le frequenze dei parziali 4 e 3 rispettivamente del LA e del RE e li abbiamo riportati in tabella 3, facendo l'ipotesi che le frequenze delle fondamentali avessero i valori calcolati in tabella 2, 1.

Si può notare che in questo caso, i valori di frequenza degli ipertoni 4 del LA3 e  del RE danno luogo a 0.71 battimenti al secondo anziché 0.98 come richiesto dalle proprietá della scaia temperata riportate in tabella 1. Lo stesso si può dire per tutti gli altri intervalli: se la frequenza di tutte le fondamentali delle note comprese tra il FA3 ed il FA4 avessero i valori di tabella 2,1, non solo i valori dei battimenti sarebbero molto diversi da quelli riportati in tabella 1 ma non seguirebbero nessuna legge precisa. Non esisterebbe dunque nessuna “proprietá" della scala musicale temperata.

Tuttavia il metodo di accordatura non si basa sui valori delle fondamentali, ma su quello dei battimenti calcolati in talbella 1.

In questo modo gli intervalli risultano avere circa il numero di battimenti calcolati in tabella 1, mentre le frequenze delle fondamentali si discostano dai valori teorici.

Il procedimento di accordatura di un intervallo, ad esempio LA-RE, segue dunque la seguente strada: si accorda dapprima il LA, mettendo il suo secondo parziale all’ unisono con un diapason a 44O Hz.

In questo modo si tiene conto dell'inarmonicitá fin dalla prima nota della sequenza.

La frequenza della fondamentale del LA ha in questo modo il valore di circa 219.9 Hz.

Si passa poi ad accordare il RE una quarta sopra il LA nello stesso modo descritto in precedenza.

Il terzo armonico del RE viene portato al valore di 882.62 Hz. aggiungendo 0.99 Hz ricavati dai battimenti calcolati in tabella 1, al valore del quarto ipertono del LA 881.63 Hz. che rappresenta uno scostamento di circa 2 cents (Fig. 1b).

Procedendo in questo modo, secondo la sequenza voluta, si accordano una dopo l’ altra tutte le note dell’ ottava.

A titoto di esempio abbiamo eseguito un calcolo teorico per mezzo di un elaboratore elettronico, per prevedere lo scarto di ogni nota seguendo il procedimento di accordatura riportato nella parte bassa di Fig.2

Per tali calcoli abbiamo utilizzato i valori delle caratteristiche delle corde riportati in tabella 3 che rappresentano le dimensioni ottimali per ridurre al minimo il tasso di inarmonicitá.

Osservando la Fig. 2 che riporta i risultati di tale calcolo, si può notare come esista una distribuzione di valori attorno a 0 cents, che rappresenta lo scostamento nullo dai valori previsti in tabella 2,1. In realtá, nel procedimento da noi seguito, si è tenuto conto solo degli intervalli di quarta e quinta.

L’accondatore, invece, durante il procedimento si può basare anche sugli intervalli di terza e sesta per eseguire dei controlli e verificare che tutte le proprietá della scala temperata siano soddisfatte. Qualora non si verifichi, o a causa dell'inarmonicitá o a causa di qualche errore nel procedimento, può ritoccare gli intervalli precedentemente accordati fino a raggiungere l'equilibrio ottimale.

Poiché confrontando intervalli diversi si confrontano ipertoni diversi, che hanno quindi diverso tasso di inarmonicitá gli scostamenti delle fondamentali sono in genere maggiori di quelli da noi calcolati.

A titolo d'esempio riportiamo l'analisi eseguita in un caso realedalla quale risulta che le fondamentali raggiungono anche scarti di 2 cents: 

accordatura 5.jpg (48714 byte) deviazioni dal temperamento equabile riscontrate analizzando l'accordatura dell'ottava centrale di un pianoforte. La parte bassa della figura indica il procedimento di accordatura seguito dall'accordatore (da: Schuck e Young - Observations on the vibration of piano strings. - J.A.S.A. July 1943 15,1)

In conclusione possiamo affermare che un “centro" realizzato a regola d'arte è il segreto per una buona accordatura.

Gli estremi vengono accordati rispetto al centro: piccoli errori in questo comparto possono amplificarsi nei comparti grave e acuto.

Vi sono tuttavia dei pianoforti nei quali l’inarmonicitá ha un valore talmente elevato anche nel reparto centrale da rendere quasi impossibile realizzare tutte le proprietà della scala temperata.

I BASSI

Il comparto dei bassi viene accordato a partire da quello centrale per intervalli di ottava, ad esempio: DO3/ DO2, SI3/SI2, etc... aggiustando a 0 battimenti il secondo ipertono del suono più grave rispetto alla fondamentale del suono più acuto 

accordatura_6.jpg (28056 byte) influenza dell'inarmonicità nell'accordatura delle note gravi. Le componenti spettrali dei relativi valori in frequenza riportati sono puramente indicative.

In questo modo la fondamentale viene ad avere un valore inferiore alla metà di quello del 2° parziale.

Mentre si procede nella sequenza si eseguono verifiche anche sugli Intervalli di 4a 5a, 3a e 6a

NelI’ accordatura dei bassi, i fattori che possono portare e delle deviazioni dal punto di vista percetivo sono legati al riconoscimento della fondamentale, per quei suoni molto inarmonici con fondamentale di livello basso, tipici di questa zona, ed alle prefierenze soggettive per gli intervalli di ottava, che portano in genere ad un allargamento verso il grave di detti intervalli.

D'altro canto, in questa zona il pianoforte ha un elevato grado di inarmonicitá causato dalla ricopertura delle corde.

Fortunatamente la presenza dell'inarmonicità porta a delle deviazioni proprio nel verso richiesto dalla percezione.

Per ottenere una maggiore compensazione a volte si preferisce accordare le ottave riferendosi agli ipertoni 2 e 4 o meglio ancora 6 e 3 anziché 1 e 2  

accordatura_7.jpg (21535 byte) influenza dell'inarmonicità nell'accordatura delle note gravi. Le componenti spettrali dei relativi valori in frequenza riportati sono puramente indicative.

 

poiché, così facendo, la fondamentale viene ad avere una frequenza ancora minore. Le figure 5 e 6 mostrano inoltre che, sempre a causa dell'inarmonicità, accordando all’ unisono due ipertoni, i relativi multipli non risultano essere esattamente all'unisono per cui determinano dei battimenti ad esempio : ipertoni 2 del LA e 4 del RE in Fig. 5 e ipertoni 1 del LA e 2 del RE in Fig. 6.

Le difficoltà che si incontrano in questo comparto dipendono dunque anche dal fatto che i suoni sono molto ricchi di ipertoni e nei confronti basati sugli intervalli si creano battimenti fra ipertoni di ordine elevato, che creano una sensazione di confusione.

Inoltre il tasso di inarmonicitá assume valori molto differenti da corda a corda.

Tutte queste deviazioni portano a scostamenti molto evidenti, che in alcuni casi possono essere superiori ai 30 conts.

L'accordatore, dovendo eseguire molte mediazioni in certi casi deve privilegiare alcuni intervalli (ad esempio le terze o le decime) rispetto ad altri.

In generale comunque nei bassi la proprietá della scala temperata seguono meno drasticamente le regole calcolate: ad esempio il numero o battimenti presenti in un cedo intervallo ha un valore minore di quello presente nello stesso intervallo all'ottava superiore, ma non esattamente la metá.

GLI ACUTI

In questo comparto il tasso di inarmonicitá è molto elevato a causa del fatto che le corde sono corte e quindi molto rigide.

I suoni da esse prodotti sonodi breve durata d il tempo per i confronti basati sui battimenti si riduce a pochi istanti; inoltre il transitorio ha un livello elevato rispetto al suono residuo e gli ipertoni sono inudibili a causa della loro elevata frequenza e del livello generalmente basso che manifestano rispetto alla fondamentale.

Nell'evoluzione temporale del suono, si avvertono solamente i primi ipertoni immersi in un alone creato dalle parti risonanti e dalle altre corde non smorzate.

In questa zona dunque è impossibile confrontare gli intervadi basandosi sui battimenti anche a causa del fatto che questi, se vengono a determinarsi, hanno frequenza molto elevata.

Percettivamente assumono maggiore importanza i giudizi basati sugli intervalli di ottava i quali tuttavia, si discostano in maniera piuttosto evidente dai valori fisici. Inoltre, sono più marcati gli apporti legati alle perdite uditive e alle relazioni fra altezza e intensità.

Anche nel comparto degli acuti, la scelta del procedimento di accordatura permette alle deviazioni causate dall’ inarmonicità, di compensare quelle dovute alla percezione delle ottave.

Infatti accordando una nota ad intervallo di un ottava, si accorda la fondamentale del suono più acuto sul secondo ipertorno del suono più grave. Tale ipertono ha un valore maggiore del doppio di quello della fondamentale a causa dell’ inarmonicitá.

Per avvicinarsi maggiormente alle sensazioni percettive, si usa accordare le ottave del comparto acuto usando gli ipertoni 2 e 4, come illustrato nella Fig. 7, oppure riferirsi ad i pertoni di suoni più gravi. Queste compensazioni rimangono generalmente di portata minore rispetto a quelle richieste dall’ orecchio e quindi si tende a realizzare deviazioni ancora maggiori. Così come per i gravi, negli acuti le proprietá della scala temperata non sono strettamente verificate, pur continuando a seguire, come tendenza, gli andamenti previsti.

CONCLUSIONI

I fenomeni fin qui descritti possono essere sintetizzati e riassunti in forma grafica: 

accordatura9.jpg (169786 byte)

(da: Schuck e Young - Observations on the vibration of piano strings. - J.A.S.A. July 1943 15,1)

la figura 8 riporta sulla sinistra alcune curve che illustrano gli scostamenti in cents previsti, tenendo conto dell’inarmonicità (sono visibili tre curve che si riferiscono al diverso modo di accordare le ottave). Lecurve riportate nel grafico di destra invece, sono ricavate mediando i valori ottenuti dall’analisi di 16 accordature. Si può notare come le previsioni teoriche che però non tengono in considerazione i fenomeni legati alla percezione, si avvicinano sensibilmente ai valori ottenuti dagli accordatori.I suddetti valori hanno un andamento più casuale in quanto comprendono sia le deviazioni soggettive dovute alle caratteristiche di ogni singolo pianoforte.  

Gli scarti massimi che hanno valore di circa 35 cents (quasi un terzo di semitono temperato) si trovano agli estremi della gamma, mentre nella zona centrale si ha una discreta corrispondenza con i valori calcolati in tabella 2,1

accordatura10.jpg (109713 byte)

(da: Mc FERRIN The piano - its acoustics: Tuners supply Co. Boston)

La Fig. 9 invece illustra i risultati ottenuti da due accordatori sullo stesso pianoforte e si può notare che, anche se gli andamenti sono dello stesso tipo i valori sono leggermente differenti.  

E’ lecito dunque chiedersi cosa ne resta della formulazione teorica della scala temperata; in generale rimangono le proprietà, ma non i valori numerici.

Il nostro sistema uditivo si trova il più delle volte a contatto con realizzazioni differenti della stessa scala; ad esempio, per il pianoforte si osservano le deviazioni su citate, altri strumenti come gli organi elettronici usano i valori matematici, altri ancora come i violini accordano per quinte naturali.

Di fronte a questa variazione di fenomeni, il sistema uditivo si comporta raggruppando gli intervalli in “categorie”.

Tuftti gli intervalli attorno al valore 3/2 (quinta naturale), ad esempio, appartengorno alla categoria intervalli di quinta. Non è infatti pensabile che esista la categoria “quinta temperata”, in quanto sarebbe necessario ricordarsi le frequenze di battimenti di tutti gli intervalli di quinta.

Ecco dunque perché le sensazioni sono così soggettive: ognuno di noi si riferisce alle proprie “categorie” ed usa i propri criteri di valutazione in base alle proprie esperienze ed esigenze che, in ultima analisi, sono di tipo musicale per cui è lecito fare eccezioni alla scala temperata, quando queste sono giustificate da fini espressivi.

Ed ecco perché alcuni esecutori ed accordatori “personalizzano” la propria accordatura; in questo modo infatti alcune tonalità o accordi risultano più adatti all’ esecuzione di determinati brani e autori.

Allo stesso modo gli strumentisti che non suonano strumenti giá temperati quali violino o ottoni, tendono a variare l'intonazione di alcuni intervalli seguendo il senso musicale.

Se quindi si deve giudicare l'accordatura dei pianoforte si devono valutare anche questi apporti tenendo comunque presente che le proprietá della scala temperata devono essere il più possibile verificate, che le deviazioni sono del tipo riportato in Fig. 8 e 9 e che i criteri di verifica sono gli stessi usati nel procedimento di accordatura per i comparti dei gravi, centrale e degli acuti.

A.M. & A.M.

RIFERIMENTI BIBILIOGRAFICI

 

ACUSTICA:

  BENADE Fundamentals of Musical Acoustics (Oxford University, New York, 1976)

  LEIPP  Acoustique et Musique (Masson, Paris 1971)

  BENADE  Le corde vibranti,  l'orecchio;  la fisica degli strumenti a corda (Zanichelli, Bologna 1966)

 

PSICOACUSTICA:

  ROEDERER, Introduction to the Physics and Psychophysics of Music (2nd ed. Springer Verlag Berlin)

  PLOMP, Aspects of Tone Sensation (London, Accademic Press 1976)

 

ACUSTICA del PIANOFORTE

  McFERRIN: The Piano its Acoustics, Tuners suooly Co. Boston Mass.

  BLACKHM, The Physics of the Piano, Scientific American 1965 dicembre. Weinreich - Le

corde accoppiate del pianoforte. Le Scienze marzo 1979. Young, Inharmonicity of plain

piano string  J.A S.A. 24,3 maggio 1952. Martin, Word Subjective evoluation of musical scale temperament in pianos J.A.S.A. 33 582,588

 

SCALE MUSICALI

Righini Accordature e accordatori Bèrben 1979